Condividi

L’asteroide Bennu preoccupa da tempo gli scienziati in quanto esso gravita relativamente vicino al nostro pianeta.

Questo strano nome deriva da un’antica divinità egizia e gli venne dato nel 2013 quando venne designato come perno centrale della missione Osiris, nome di un’altra importante divinità egizia,  che si proponeva di raggiungerlo per studiarlo.

Il nome è stato scelto proprio in relazione al significato che hanno queste due divinità che, per certi tratti sono da considerarsi anche molto simili.

Bennu era la divinità della rinascita, Osiris il dio della morte e della distruzione, causate dalla caduta dell’asteroide sulla terra. Allo stesso tempo, Osiris è visto anche come il dio della rinascita dopo la morte.

In realtà però fu scoperto nel 1999 e inizialmente identificato come asteroide carbonaceo  1999 RQ36

L’asteroide ha un diametro di circa  560 metri, molto grande se consideriamo che il suo impatto potrebbe distruggere in pochi secondi anche un’intera regione italiana.

La Nasa ha deciso che la soluzione migliore sia quella di avvicinarsi al “nemico” per studiarlo e soprattutto capire quali sono le caratteristiche specifiche dello spazio in cui gravita.

In seguito all’avvicinamento si potrà atterrare sull’asteroide e grattare un pezzo di esso per riportare sulla Terra i materiali raccolti.

Ma quale sarà l’utilità del raggiungimento di Bennu?

Pochi giorni fa è partita con l’obbiettivo di raggiungere Bennu la sonda Osiris-Rex. Quando si parla di spazio sappiamo che i tempi di percorrenza sono piuttosto lunghi considerandoli con la classificazione del nostro anno solare.

Secondo i calcoli degli scienziati, la sonda Nasa vi arriverà soltanto ad agosto 2018.

Fino al 2020 grazie alla sonda si dovrà poi studiare tutto lo spazio in cui gravita l’asteroide. Questo permetterà agli scienziati di poter studiare il flusso di particelle che gravitano intorno ad esso, le caratteristiche del vento solare in quella porzione di universo, la  sua traiettoria e così via.

Dopo quest’anno la sonda potrà scendere sull’asteroide, raccoglierne dei campioni e tornare sulla Terra. Ovviamente ciò non avverrà prima del 2023. 

Lascia una risposta